"VI RACCONTO UNA STORIA..." La voce di una familiare

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Vi racconto una storia..” comincia così la testimonianza di una familiare che, come figlia, ha accompagnato la madre ricoverata alla Casa Madonna dell’Uliveto. 

Cari amici dell’Hospice vi racconto una storia…la storia di Anna.

Quando siamo entrati per la prima volta da voi con la mamma, io mi sentivo spaventata e smarrita. L’idea della morte mi tormentava come se ne dovessi fuggire. Entrare in hospice invece mi costringeva ad andarle incontro…il contrario di quello che istintivamente avrei fatto! Mi guardavo intorno e sapevo che in ogni stanza si vivevano esperienze come la nostra, di persone malate, di familiari sofferenti, di dolore e di disperazione. Tante volte mi sono chiesta come facessero quelle famiglie che prima di noi avevano  affrontato la morte del loro caro. Avrei voluto chiedere una risposta ai miei dubbi, una ricetta per lenire il  dolore e una soluzione per andare avanti.

Ma una delle prime sorprese che voi mi avete riservato è stata proprio osservare i vostri comportamenti, i vostri gesti concreti: vedevo i vari operatori, infermieri, cuoche , volontari, medici ..insomma tutti che si comportavano normalmente, come si fa quando si vive, non quando si muore.. ..si parlava di cibo con le  cuoche, di acconciature con la parrucchiera, di massaggi con la fisioterapista, ci si scambiava con tutti il  sorriso e talvolta anche il racconto, se pur frammentario, di vita personale, con quella semplicità e confidenza che di solito si usano in famiglia.

A poco a poco mi sembrava di sentire crescere anche dentro di me una capacità quasi naturale, prima sconosciuta, nel far entrare la morte nella mia vita…come se la vita e la morte avessero una medesima natura, come se non fossero così distanti tra loro.
Un altro elemento sorprendente poi, è stato il dialogo con voi, oltre ai fatti sono subentrate le parole dette, a me tanto care anche per ragioni professionali! Ne conosco il valore e so quanto difficile sia scegliere la parola più vicina al nostro sentire, calibrarne il peso emotivo, l’impatto che può provocare nel cuore di chi la riceve e il conforto che certe parole suscitano quando sono delicate, rispettose, intense…così avete parlato con noi, con discrezione e affettuosa vicinanza.

Allora la storia di Anna iniziata nel mese di novembre, con tristi presagi, avrà un lieto fine – mi son detta-come tutte le belle storie che si rispettino. Il lieto fine c’è stato e va oltre la dimensione terrena, ognuno di noi ha diverse convinzioni riguardo alla continuità che forse è nell’anima o forse nel pensiero o…chissà.
Quello che è certo è che Anna nel chiudere gli occhi in quel pomeriggio del 25 gennaio non ci ha fatto sentire soli e abbandonati, forse ci piace pensare che abbia raggiunto il suo compagno di sempre, il marito con cui ha vissuto per quasi 50 anni, scegliendo la data del 25 gennaio , il loro anniversario di  nozze, noi crediamo per riunirsi a lui.

Per noi figli resta la consolazione di averla accompagnata nel passaggio, standole vicino fino all’ultimo respiro, consapevoli che senza di voi e senza i medici che ci hanno seguiti – tutte presenze insostituibili e preziose- nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Possiamo concludere la storia con la consueta formula “vissero felici e contenti”? No, felici e contenti noi non siamo, ma sereni e consapevoli sicuramente sì.

Un sentito ringraziamento a tutti, di cuore…
I figli di Anna
Reggio Emilia, 29 gennaio 2020

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